Tra S.Felice e il Santuario del Carmine si trova una fonte denominata “Prato comune”. Questa fresca sorgente ha donato molto ristoro, particolarmente nei periodi di siccità: quell’acqua è sempre scaturita regolarmente dissetando persone e bestiame.

Luogo di lavandaie, inginocchiate tra i panni insaponati, le quali, pur nella faticosa posizione, non interrompevano l’animato chiacchierio.

 

Era punto di sosta per il viandante, all’ombra di quei secolari cipressi, luogo d’incontro degli innamorati. La tradizione popolare voleva che chi avesse bevuto quell’acqua non sarebbe più partito da S.Felice.

 

Ora purtroppo l’acqua non è più potabile. A quanto pare, nel passato l’acqua sorgiva veniva raccolta soltanto in un normale alveo.

 

Vista l’importanza di questa fonte, nel 1700 si pensò di utilizzare e sistemare meglio quel corso d’acqua: all’opera di edilizia idraulica, come attestano gli archivi comunali, concorsero parecchi lavoratori delle nostre contrade.