Anticamente la vita dei nostri compaesani si svolgeva intorno ad una chiesetta in stile romanico, sottoposta dapprima alla giurisdizione ecclesiastica della Pieve di Manerba, e resasi autonoma nel 1432 con la concessione vescovile del fonte battesimale.

Verso la metà del Settecento molti edifici sacri antichi vennero demoliti per erigere chiese più ampie, in netto contrasto con lo stile romanico diffuso nel nostro territorio.
Anche nel Bresciano si diffuse lo stile barocco, nel quale si espressero artisti eccellenti con opere degne di ammirazione nella grandiosità movimentata dall’elegante architettura di provenienza spagnola.

A San Felice l’antica chiesetta, a semplice aula unica, non fu più ritenuta idonea al culto dei parrocchiani, sicché fu demolita per far posto all’attuale grandiosa prepositurale. Il progetto dell’edificio sacro è attribuito ad Antonio Corbellini, insigne architetto bresciano, il quale nel XVIII secolo realizzò parecchie costruzioni civili e religiose.
Nel marzo del 1740 si iniziò a parlare pubblicamente della necessità dell’edificazione della nuova chiesa, esortando i fedeli alla beneficenza. Secondo alcuni storici le opere sarebbero cominciate nel 1749; tuttavia, altri documenti ci informano che nel 1743 i lavori erano già avviati.

Un importante contributo finanziario provenne dall’ingente lascito testamentario del nobile Innocenzo Moniga, scomparso nel 1750 all’età di ottantasei anni. Egli era discendente di quel padre Angelo Moniga che nel 1624 aveva fatto dono alla comunità di San Felice delle reliquie dei Santi Patroni, Felice, Adauto e Flavia. Quando le volte della chiesa furono ultimate, l’affresco delle pareti e del soffitto venne affidato al pittore comasco Carlo Carloni (1686-1775), famoso in vasta parte d’Europa.

I dipinti parietali della prepositurale di S.Felice sono a dir poco imponenti. Notiamo, in particolare, l’affresco realizzato sopra l’abside, il quale raccoglie in una cornice una mirabile scena pastorale. Passeggiando per il tempio ammiriamo scene rappresentanti i Martiri e gli Evangelisti; sostiamo devotamente di fronte agli altari della Madonna del Rosario, del S.S. Sacramento, di S. Giovanni Battista, di S. Antonio da Padova, di S. Rocco e di S. Bartolomeo.

Il Carloni non riuscì a portare a termine la sua opera, sicché, dopo varie vicissitudini, nel 1780 il completamento del lavoro pittorico fu affidato all’artista Giosuè Scotti, il quale si distinse in particolare per l’affresco di S. Flavia, situato sulla parete della porta centrale. Nel 1781, dopo circa un quarantennio, la “fabbrica” poteva dirsi conclusa; così, nel maggio dello stesso anno, la chiesa fu consacrata dal vescovo di Verona Monsignor Gio. Morosini.

Nel 1858 fu inaugurato il nuovo altare maggiore, scolpito nell’inconfondibile candore del marmo di Carrara, e in sintonia con la magnificenza dell’edificio. Nello stesso anno le reliquie dei Patroni S.S. Felice, Adauto e Flavia, con gran concorso di popolo, furono traslate nella prepositurale e da allora sono custodite all’interno del meraviglioso altare maggiore. I Santi Patroni vengono festeggiati il 30 agosto di ogni anno.